Come è nata la società Atletica Amatori Tursi

Nella mia vita ho sempre amato la corsa e, sebbene in età giovanile avessi vinto a livello locale molte gare, mai e poi mai  avrei immaginato, nemmeno lontanamente, di poter partecipare un giorno ad una vera gara di maratona che, per chi non lo sapesse, misura esattamente km 42,195.

Mi allenavo da solo e, a volte, lo facevo con  due celebrità dell’atletica tursitana: il prof. Martire da Tursi (oggi ufficialmente in pensione) che, nel 1960, in occasione dell’Olimpiade di Roma e del passaggio della fiaccola olimpica venne scelto come tedoforo per un Km nel territorio del comune di Miglionico (MT), e il mio amico fraterno Andrea Castelluccio che, all’epoca dei fatti (1988), abitava nel rione Europa (oggi anche lui vive e lavora nel capoluogo emiliano) e da giovanissimo, dopo essersi qualificato nella Fase Provinciale, aveva partecipato alla Fase Nazionale dei Giochi della Gioventù. Ricordo ancora che, nel 1976, Andrea andò a Roma  e corse i 2000 metri nel tempo di 6’10”. A quei tempi, i miei allenamenti erano alla buona, perché non conoscevo le tecniche specifiche di allenamento, non avendo letto nessun libro o rivista specializzata.

Un giorno però, come d’incanto, le cose cambiarono improvvisamente.
Durante le festività natalizie del 1987, incontrai a Tursi per la prima volta Salvatore Mastrangelo, un tursitano che, dopo aver vissuto per oltre 35 anni a  Bologna e maturata la pensione, ha deciso di vivere nella  nostra città. Dopo quell’ incontro, presi un appuntamento con Mastrangelo per fare un allenamento insieme lui. Durante quella seduta, a cui ne seguirono tante altre, mi raccontò che da tre o quattro anni aveva iniziato a correre e che aveva corso anche maratone con tempi importanti (2:40’30” che  era il suo primato personale), rispetto alla sua età e alla sua struttura fisica. Mi confidò pure che stava pensando di preparare la gara dei 100 km, di cui era primatista mondiale con 6h12’ 55”, un suo caro amico, Vito Melito.
Lo conoscevo appena di vista Salvatore Mastrangelo, prima che andasse a Bologna per lavoro come tanti suoi coetanei, sapevo che lui non aveva mai fatto sport e che aveva iniziato a correre per dimagrire su suggerimento del suo medico di base solo a trentacinque anni. Quando mi parlava della corsa in genere e della maratona in particolare, i suoi occhi si illuminavano di una luce nuova. Ci allenammo diverse volte insieme e ci suggerì di costituire una società di amatori dell’atletica e di organizzare delle gare anche nel nostro paese.
Tra le tante cose, ci disse pure che noi potevamo allenarci per partecipare ad una maratona vera e propria e ci fornì anche un programma dettagliato di allenamento in 10 settimane. Ancora oggi conservo gelosamente tale documento.

Nelle tante chiacchierate di piazza, inoltre, ci sottolineò che durante una gara di maratona la differenza del peso corporeo tra la partenza e l’arrivo è quasi spesso superiore al due per cento del peso iniziale, quindi è quasi di un chilo e mezzo in chi pesa circa 70 kg; in particolari condizioni climatiche (elevati valori di temperatura dell’aria), il calo può essere di 3-4 Kg o di più. Infine, ci ha spiegato che la maggior parte di questa diminuzione è dovuta alla perdita d’acqua sotto forma di sudore e che chi cala di peso, spende meno per correre e quindi può tenere un’andatura più veloce. Ci disse più volte, quasi come se fosse un ritornello, che bisogna bere ad ogni posto di ristoro predisposto dagli organizzatori, vale a dire ogni 5 km, per non incorrere nell’errore della disidratazione col rischio di  non terminare la gara.
Quando ci disse queste cose e ci propose di correre la mitica e leggendaria maratona, io non gli risposi male per educazione, ma lo presi per matto. La distanza dei miei allenamenti, all’epoca, non superava i 12-15 km e pensavo, nella mia mente, che non avrei mai potuto portare a termine una gara così lunga e massacrante, ma mi sbagliavo. Infatti, di lì a poco sarei diventato uno dei tanti maratoneti di Tursi.
A pensarci bene, l’allenamento del maratoneta moderno non si discosta molto da quello del corridore dei 10.000 metri, salvo nella necessità di abituare la muscolatura ad utilizzare  in primis quella scorta personale di grassi che sono fondamentali nella spesa del fisico durante ogni gara. Infatti, se ci si allena esclusivamente ad utilizzare gli zuccheri si rischia di finire in crisi con l’organismo una volta esaurite le scorte.

Alla fine delle feste, Mastrangelo puntualmente ripartì alla volta di Bologna ed io, Salvatore Martire, Andrea Castelluccio, Filippo Verde e Carmela Lauria, costituimmo ufficialmente il 5 marzo nel 1988 la società sportiva denominata Atletica Amatori Tursi, affiliata alla FIDAL di Basilicata (che ancora oggi opera nel nostro territorio), con l’obiettivo non solo di costituire un’associazione per gli amatori della corsa, ma anche e soprattutto di far avvicinare i ragazzi e i giovani alla pratica sportiva dell’attività podistica. Da allora, molta acqua è passata sotto i ponti, e la Società ha organizzato molte gare e i suoi atleti-dirigenti hanno portato a termine centinaia di maratone  anche all’estero(Delfino Michele ha portato a termine 15 maratone, il prof. Martire soltanto 8, mentre io 13). Negli ultimi tre anni  la società, affiliata alla Uisp,  ha fatto molto per lo sport e la pratica podistica in genere. Infatti, oggi i numerosi dirigenti (oltre venti) lavorano  tutto l’anno per l’organizzazione delle due manifestazioni  podistiche annuali: Il Giro Podistico Tursitano e Corriconoi-Ricordando Vito.

Salvatore Gravino

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