Il Tedoforo Salvatore Martire

Quando portai la fiaccola olimpica nel 1960
(di Salvatore Martire)

Era il mese di maggio del 1959 e frequentavo a Matera la terza B Geometri. Un giorno entrò il nostro insegnante di Educazione Fisica, il prof. Vadalà, con un foglietto in mano e disse: “Chi di voi vuole partecipare alle selezioni per portare la fiaccola olimpica? Perché nel 1960 a Roma si svolgerà la XVII Olimpiade e la fiaccola passerà anche da Matera. Io nell’estate del ’56 leggevo un settimanale: “Il Vittorioso” che si stampava a Roma a cura dell’Azione Cattolica. Nel numero di novembre lessi che ci erano state le Olimpiadi a Melbourne e seppi che ogni quattro anni, la fiaccola partiva dalla Grecia, il paese che aveva inventato i Giochi Olimpici.

Quell’anno, il 1960, un’attrice famosa aveva acceso il sacro fuoco sul monte Olimpo e un atleta greco Penaghiotis Epitropulos, ricevette la torcia in ginocchio e subito dopo, iniziò la corsa in direzione di Atene, fino al porto del Pireo. La fiaccola salì sulla nave scuola “Amerigo Vespucci” che la trasportò in Sicilia a Siracusa e attraversò tutta l’isola fino a Messina, per poi salire sul traghetto per Reggio Calabria. Da qui fino a Cosenza e a Rocca Imperiale. In Basilicata arrivò di sera, a Nova Siri, passò per Policoro e si fermò a Metaponto, davanti alle Tavole Palatine. Qui il sacro fuoco di Olimpia veniva custodito in un braciere, al riparo dai venti. La mattina dopo ripartiva per Taranto. Da Taranto passò a Matera e proseguire per Tricarico, dove venne consegnata ai tedofori della provincia di Potenza, e così via fino ad arrivare a Roma, nel giorno di inizio dei Giochi. In classe mi iscrissi con altri due miei compagni di scuola, che erano calciatori.

Finita la scuola, in estate, mi allenai a Tursi, correndo sulla strada che porta al convento di San Rocco. Nel mese di ottobre del ’59 tornai a Matera, per frequentare la quarta geometri e ricevetti la lettera di convocazione per la selezione. Mi era stata mandata dal Coni di Matera, di cui era presidente Raffaele Duni. Dovevo presentarmi, sabato pomeriggio alle tre, allo stadio comunale XXI Settembre, dove c’era la pista di atletica. I pantaloncini me li prestò il mio compagno di scuola Domenico D’Aloisio.

Dovevamo correre per 1500 metri ed eravamo 24 concorrenti Il giudice di gara, sparò il colpo di pistola e noi partimmo per percorrere i primi trecento metri. Verso il rettilineo che guardava la tribuna, che era lungo 100 metri, mi trovai in mezzo al gruppo. Mi sentivo bene e non facevo nessuno sforzo a correre. Sulla linea del traguardo, un altro giudice di gara gridò: “Ancora tre giri di pista”. Ed io correvo tranquillo e senza affanno. Sull’altro rettilineo, lungo anch’esso 100 metri, mi trovavo al decimo posto. In curva (che era lunga anch’essa 100 metri) sorpassai due atleti e così ero ottavo.

Un atleta materano era avanti a tutti di almeno 50 metri. Alla fine del primo giro, quando ne mancavano due al termine e quindi ottocento metri, io, che pensavo che la fiaccola la potesse portare soltanto chi arrivasse primo, mi misi a correre e in curva sorpassai altri due concorrenti. E così ero sesto.

Nella seconda curva, quella che segna che mancano 200 metri al traguardo, ne superai altri due e così ero quarto. Quando il giudice suonò la campanella dell’ultimo giro, per indicare che mancavano soltanto 400 metri alla fine della corsa, io nella prima curva lunga anch’essa 100 metri, oltrepassai un concorrente e quindi ero terzo. Mi misi a correre e nell’ultima curva, superai un altro atleta. Quando arrivai sul rettifilo degli ultimi 100 metri, l’atleta materano era avanti a me di venti metri. Quindi: lui doveva percorrere gli ultimi 80 metri ed io 100. È fatta, mi dissi, adesso lo raggiungo. Mi misi a correre forte. Al traguardo, lui arrivò primo, un metro davanti a me che ero secondo.

Quando andai dal presidente Duni a chiedergli la classifica, lui, guardò il foglietto che il giudice di gara gli aveva passato e mi disse: “Martire hai fatto 5’19”. Ti sei classificato per portare la fiaccola della XVII Olimpiade di Roma. Io esultai. Quando tornai a casa per le vacanze di Natale, tutti gli sportivi tursitani (che erano calciatori che giocavano nel Tursi di allora), sapevano che io avevo superato la prova per portare la fiaccola olimpica. Mi chiedevano come avevo fatto e io ho raccontato questa avventura, tantissime volte.

Nella primavera del 1960 facemmo altre due selezioni, correndo su strada per 1500 metri. Nel mese di giugno, arrivò una lettera al comune, dove il Coni invitava i sindaci dei paesi della provincia di Matera alla presentazione ufficiale del passaggio della fiaccola sul territorio. Mi accompagnarono con la macchina, il vice sindaco Adolfo Mormando, in rappresentanza del sindaco don Salvatore Latronico e il vigile urbano Flori Fortunato. Mi accompagnarono anche il 20 agosto, quando la fiaccola passò la sera da Metaponto.

Un altro tursitano ha portato la fiaccola olimpica sulle strade di Policoro. È Giuseppe Celano, anche lui nato nel 1942, che attualmente vive a Genova.

Io portai la fiaccola, il 21 agosto del 1960, sulla salita prima di arrivare a Miglionico. Quando passai da Miglionico, ero sul pulmino che raccoglieva quelli che avevano già corso. Mi affacciai al finestrino e vidi un paese in festa, pieno di gente con le bandierine tricolori legate da un balcone all’altro, sopra la strada, dove passavano i tedofori.

Per dovere di cronaca, devo anche citare il tursitano Giovanni Di Noia, noto mister calcistico a Tursi negli anni Settanta e Ottanta, che nel 1959 aveva partecipato al Campionato Provinciale di Corsa Campestre e si era classificato al terzo posto. Nel 2010 il Presidente del CONI di Matera Elio Di Bari, in occasione dei 50 anni del passaggio della fiaccola olimpica a Matera, convocò tutti i tedofori di quel tempo, per la consegna di una targa ricordo. Poco tempo fa, navigando su internet, al sito www.roma1960.it ho trovato il libro dove sono scritti i nomi dei tedofori che portarono la fiaccola fino a Roma. Mi sono fortemente emozionato nel leggere il mio nome: “Numero 577 Martire Salvatore”, assieme ad altri tedofori materani.

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